Quindi il pallone sa ancora come si fa a girare. La correttezza e la rassegnata serenità con cui i tedeschi – tutti i tedeschi, dai giocatori all’allenatore ai dirigenti federali – hanno commentato il risultato dopo la partita mi dà l’impressione di essere diretta conseguenza di un’auto-anestesia che un intero popolo si è praticato per decenni in modo da evitare di apparire agli occhi del mondo troppo spaccone ed eventualmente pericoloso. Cazzo, dico io, era la semifinale di una Coppa del Mondo, volete farvi vedere un po’ più scossi, un po’ più delusi, un po’ più incattiviti? Ma loro no, niente. Non sia mai che poi gli altri pensino che siamo sul punto di incazzarci davvero. Comunque, non so se dovremmo davvero prendere esempio da loro, come hanno detto e continueranno a dire tutti i commentatori italiani. Su una cosa di certo hanno ragione: la Spagna ha meritato di vincere, non solo perché è più forte, come sapevano tutti da tempo, ma anche perché ha giocato meglio, il che a giudicare da quanto successo nelle ultime tre settimane non era così scontato.
Il fatto che il gol sia stato segnato dal più scarso e meno avvezzo a certi ruoli dei giocatori spagnoli, quel Cannavaro catalano che risponde al nome di Carles Puyol, dimostra che spesso nel calcio non sono gli eroi designati a recitare da protagonisti nei momenti chiave. E poi vorrei sottolineare un fatto piccolo e tenero, uno degli ultimi immortalati dalle telecamere nell’immediato dopo-partita sul terreno di gioco. A un certo punto, tra i giganti tedeschi piantati come totem antichi in mezzo al campo nell’atto di rimuginare sulla propria volontà di potenza disinnescata, è spuntato il piccolo David Villa, con su la sua felpetta anti-bronchite indossata subito dopo essere stato sostituito dal Niño Torres a pochi minuti dal novantesimo. Villa, probabilmente la maggiore stella di questi Mondiali, si è avvicinato al vecchio Miroslav Klose, cannoniere di razza che ha segnato parecchio anche in Sudafrica, e ha bussato alla sua spalla, da sotto. «La camiseta», gli ha detto. La maglia. Il germano-polacco ci ha messo un po’ a capire, ancora immerso nei suoi rimpianti, poi gli ha fatto intendere che era meglio praticarlo una volta dentro gli spogliatoi, lo scambio. Forse avrà un tatuaggio poco edificante da nascondere, forse non voleva pigliare freddo. Comunque el Guaje non se l’è presa più di tanto, ha annuito e s’è rassegnato a rinviare lo spogliarello a dopo. Di tenero, in questo gesto, c’è tutta l’allegria un po’ provinciale di un popolo, come quello spagnolo, che sta imparando solo adesso a sentirsi davvero grande. Il provincialismo del giovane eroe, forse il più forte in questo momento, che va a chiedere un omaggio al vecchio guerriero – e peraltro un guerriero che eroe non lo è mai stato, che a tanto non è mai arrivato. Insomma, evviva gli spagnoli, evviva la provincia ed evviva chi sa giocare a pallone.
GERMANIA
NEUER 6,5 – Sicuro, enorme, una faccia da bambino paffuto che ancora non ha preso le misure alla popolarità. Non lo mitragliano, ma infonde comunque fiducia ai compagni. Più nuovo di così si muore.
LAHM 6 – Soldatino diligente, imbruttito dal tempo.
BOATENG 5 – Il fratello scarso dei due. L’ha preso Mancini per il suo City, ma a me sembra un po’ rozzo. Fa fatica a contenere Sergio Ramos, che non è esattamente Garrincha, quando lo sostituiscono ci rimane molto male, e fa un po’ tenerezza. Ma almeno esce sullo 0-0, potrà dire che lui questa semifinale non l’ha mai persa.
MERTESACKER 5,5 – Dà sempre l’impressione di essere sul punto di perdersi, e i nanerottoli spagnoli gli fanno girare la testa più di una volta. Il granatiere germanico è l’anello debole.
FRIEDRICH 6 – Passo lento, barba incolta, pensoso, ha fatto un buon Mondiale. E sembra un bravo ragazzo.
KHEDIRA 6 – Che dire di Khedira. Peggio di altre volte, ma è un incontrista tosto che all’occorrenza sa anche intuire i tempi per l’inserimento. Bruno come un maghrebino, alto come un tedesco.
SCHWEINSTEIGER 6 – Una delle sorprese non dei Mondiali ma della stagione, in questo suo nuovo ruolo di playmaker d’acciaio. Compensa la sua bruttezza clamorosa con una certa dose di classe. Dopo il fischio finale deve avere avuto un mezzo coccolone.
TROCHOWSKI 5,5 – Pure lui esce mica tanto contento. Presto ribattezzato Tracagnoschi dai più, e sicuramente da me, ovviamente fa rimpiangere Mueller ma non combina troppi danni. Il polacco più scarso.
PODOLSKI 5 – Da un polacco all’altro, e questo ieri ha deluso parecchio. Per una serata è stato quello del Bayern e del Colonia: indolente e inconcludente, sfiatato e sterile.
OZIL 5 – Prima o poi gli cadranno giù dalle orbite, quegli occhi. Il Maspero turco-alemanno giochicchia col pallone, si nasconde per settantacinque minuti e prova a rivitalizzare la squadra per quindici, senza riuscirci. Troppo lento, non sarà mai una stella, date retta. Se lo fanno giocare venti metri più dietro potrà rendersi utile, ma fenomeno no, non lo è.
KLOSE 5,5 – L’ultima occasione di vincere un Mondiale se ne va così, senza quasi nemmeno lottare. Povero Miro, c’è andato sempre vicino, e ha pure fatto un sacco di gol. Non è servito. Con quel suo muso da topolone. Il polacco più triste.
JANSEN, KROOS, GOMEZ S.V. – Sì, ok, qualcosa si potrebbe dire. Ma quanto volete che scriva?
SPAGNA
CASILLAS 6,5 - Checché se ne dica è un portiere modesto, ma ieri ha fatto il suo. Non che i teutoni lo abbiano sollecitato troppo, badate bene. Azzecca le uscite, ed è già qualcosa. Sulla Gazzetta lo hanno messo tra i candidati al Pallone d’Oro. Deliranti.
SERGIO RAMOS 6,5 – Spinge spinge, il cavallone andaluso. I piedi sono quel che sono, ma la mia speranza è che i dirigenti del Real si lascino abbindolare e decidano di farlo giocare sulla fascia anche quest’anno, lasciandoci Maicon. Eh?
CAPDEVILA 6 – Senza infamia e senza lode, fa il suo e non si dà troppe arie. Unico rappresentante del calcio di seconda fascia, il solo a non far parte della colonia madridista o barcellonista. Va tutelato.
PIQUÈ 6 – Non li sta giocando ai suoi livelli, questi Mondiali. Ma da qui a dire che è scarso, come ha fatto ieri sera Righetti in televisione, ce ne corre. Al di là del fatto che mi ricorda un mio buon amico mezzo italiano e mezzo brasiliano, questo qua è un difensore di classe. Non sarà un fulmine di guerra, ma è forte. Poi, certo. Stare senza Ibra per un mese intero è dura. Ma poi ci si fa l’abitudine, Gerard. Garantisco io.
PUYOL 6,5 – Gli devo dare questo voto perché segna il gol decisivo. Un bel gol, oltretutto. Ma dietro è un disastro. Cannayol, tutta scena e molte vaccate, in un paio di occasioni rischia di spalancare la via della porta agli svuotati attaccanti tedeschi. Ha gli stessi capelli da pagliaccio di quella volta che con una scena plateale fece espellere il Chino sotto i miei occhi al Camp Nou, giusto un po’ più mosci. Lo odio.
BUSQUETS 6 – Scarso. Ma meglio di lui, là in mezzo, la Spagna non ha. Un altro che s’è cimentato in una squallida sceneggiata contro l’Inter.
XABI ALONSO 7 – Allora, dovete sapere una cosa. Questo fa parte di quel genere di centrocampisti che io detesto. Tecnico ma non sempre preciso, e lentissimo. Tuttavia, ieri ha giocato una gran partita. S’è addormentato su qualche pallone, ma meno del solito, e ne ha smistati parecchi con una certa intelligenza. Mi tocca essere onesto.
XAVI 8 – Splendido giocatore, stoppa la palla e già ha fregato mezza squadra avversaria. Idee fulminee e fulminanti, vede angoli invisibili, indovina spazi apparentemente impercorribili. Chapeau.
INIESTA 7,5 – Come sopra, o quasi. Non è un marchingegno a orologeria alla stregua del compagno del Barça, ma è più svelto e sa far più male palla al piede. Per me è immenso, ora come ora, al netto dell’infortunio che ne ha condizionato tutta la stagione, e pure il Mondiale, il centrocampista più forte del mondo.
PEDRO 6 – Un altro giocatore che non amo. Fa un primo quarto d’ora al fulmicotone, poi in pratica sparisce fino a quando non spreca, per eccesso colpevolissimo di egoismo, il facile raddoppio. Fastidioso.
VILLA 6,5 – Pochi spazi, stavolta, lo fanno giocare da centravanti puro e lui da centravanti puro non rende al massimo. Chissà se almeno Augusto De Megni s’è accorto di essere uguale a lui.
TORRES, MARCHENA, SILVA S.V. – Basta così, davvero.


Mi piace molto il tuo post, ma su Casillas non sono d’accordo… di modesto ha poco secondo me, è proprio un gran portiere. Non so se ricorderai (o sai) che anche Buffon disse che credeva fosse il miglior portiere tra tutte le nazionali… i tedeschi non gli dettero molto lavoro e anche durante il campionato ne ha avuto poco grazie alla difesa del Real… ma quando deve parare lo fa egregiamente mi pare. Besos =)
Beh, secondo me invece è proprio molto sopravvalutato. Da anni. E’ carismatico, questo sì, ma non credo che infonda davvero sicurezza alla sua difesa. E quanto a Buffon, se uno è bravo a giocare a pallone non vuol dire che ne capisca tanto. Prendi Pelè, che non ne azzecca una. E anche il buon Dieguito, abbiamo visto tutti che fine ha fatto.
Comunque, adesso speriamo che la Spagna arrivi fino in fondo.
Adeuuu.