E’ stato un piacere

Già, e adesso? Per un po’ ho voluto lasciare la vetrina, meritata, alla Spagna e agli spagnoli. Adesso, però, vi devo proprio qualche parola di commiato.

Sì, perché finiti i Mondiali finisce anche il blog sui Mondiali. Te li do io i Mondiali è stato un modo divertente per condividere la mia passione per il pallone con molta gente in un momento in cui gli occhi di tutto il mondo erano fissati sulla stessa ribalta. Ora, tutto ciò è passato. Non so se tra qualche settimana da questo blog ne nascerà un altro, a cadenza senz’altro più rarefatta, sulla Serie A. E’ possibile. Di sicuro tra due anni ci sarà Te li do io gli Europei, e se tutto va bene tra quattro arriverà un Te li ridò io i Mondiali. Però questa pagina non verrà più aggiornata, se non per eventuali rimandi alle mie eventuali nuove avventure da scrivente (di calcio) in rete. Rimarrà un archivio, piuttosto nutrito, di quel che è successo in un mese e più di partite, polemiche e polpi in Sudafrica. Chiunque, domani, tra un mese, tra un anno o ancora più, vorrà ridare una sbirciata per rinfrescarsi la memoria, potrà farlo. Spero con piacere.

Bene. Hasta luego, quindi. Y que viva el fútbol!

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Vino e Coca Cola per tutti.

Il tripudio.

Quindi ha vinto la più forte. Poteva forse essere anche più bella di così, la Spagna, come sicuramente successe due anni fa agli Europei, ma alla fin fine va bene lo stesso. Con un Torres in meno e un po’ di fiatone in più, la Roja vede materializzarsi il suo sogno atteso e progettato con estrema lucidità. Dopo la sconfitta clamorosa nella partita d’esordio con la Svizzera qualcuno s’era addirittura azzardato a dire che tutto sommato sì, era vero, l’Italia contro il Paraguay non aveva giocato bene, ma almeno non aveva perso come gli spagnoli. Già, meno male. In ogni caso, aver cominciato in salita forse gli ha fatto bene, agli uomini di Del Bosque, arrivati tra le fanfare della stampa di casa e probabilmente un po’ troppo sicuri di riuscire nell’impresa che mai era riuscita a tutte le nazionali che li avevano preceduti. Invece pronti via e un bel cazzotto sui denti, così imparate subito che le vittorie si devono sudare tutte, e se le devono sudare tutti, anche i più forti. Un po’ di sacchiana umilté, un po’ di strizza, pure, e poi sono arrivati i primi gol, i tre punti con l’Honduras e gli altri tre col Cile, poi gli ottavi, i quarti, le semifinali, la finale. Dal Portogallo in qua, solo uno a zero, poco champagne e tanto calimocho: i trionfi si costruiscono con quel che passa il convento, in mancanza d’altro va bene anche mischiare vino e Coca Cola. La miglior Spagna resta sicuramente quella vista contro la Germania, ci resta solo il rimpianto di non averla potuta mai ammirare contro una squadra un po’ più naif di quelle con cui se l’è dovuta vedere, tutte intente a morderle le caviglie e ad erigere barricate dall’inizio alla fine. Tipo l’Argentina: con i gauchos di Dieguito, Villa e compagni c’avrebbero fatto divertire davvero.

Comunque, è andata. La nazionale che faceva sempre scorta di aspettative e non vinceva mai non esiste più. Due anni fa il trionfo agli Europei, oggi quello più bello, ai Mondiali. Con pieno merito, giocando il miglior calcio il più delle volte, senza dubbio vantando i giocatori più bravi. Quindi, evviva il grande popolo spagnolo, che dai margini della storia si sta faticosamente creando uno spazio e un’identità nuovi: vivrà ancora qualche sbandamento, nel pallone come in economia e nella vita di tutti i giorni, ma la direzione imboccata è quella giusta.

Quanto alla partita di ieri, è stata brutta come di solito lo sono le finali. L’Olanda poteva fare solo una cosa, e cioè pressare senza requie ogni portatore di palla o chiunque fosse deputato a diventarlo a breve, e l’ha fatto. L’ha fatto con fin troppa veemenza, a dire il vero, e sarebbe dovuta finire in dieci ben prima della metà del secondo tempo supplementare. Detto questo, tatticamente gli oranje sono stati impeccabili, probabilmente migliori dei dirimpettai. E se Robben non si fosse divorato quel gol a tu per tu con Casupole l’uno a zero non sarebbe stato un furto. Poi i gol hanno cominciato a mangiarseli gli spagnoli, anche se quando Iniesta finalmente l’ha messa dentro forse ci saremmo gustati tutti volentieri i rigori.

Ora vorremmo solo essere al di là del Tirreno per poterci godere un po’ di fiesta, ma per stavolta ci accontenteremo di guardare qualche immagine in tv e di brindare alla salute della Spagna. Con un bicchiere di calimocho, certo.

OLANDA

STEKELENBURG 6,5 – Fa subito una bella parata sull’inzuccata di Sergio Ramos, poi è ancora bravo ai supplementari su Cesc. Così gigantesco e così biondo fa un po’ pena.

VAN DER WIEL 6 – Sopravvalutato, probabilmente, ma tutto sommato non se la cava male. Elegante e timido, dietro regge.

VAN BRONCKHORST 6,5 – Il buon Giovanni la sua finale non l’ha persa. Soffre un po’ contro Jesus Navas, ma nel complesso è sempre sul pezzo. Ed è l’unico olandese che non mena manco troppo. L’orgoglio delle Molucche.

HEITINGA 6,5 – Gli spagnoli hanno un altro passo, ma non se ne accorge quasi nessuno. Quando alla fine è costretto ad abbattere Iniesta lanciato a rete ha già fatto ben più di quanto non fosse lecito attendersi. Chissà perché questo cognome finisce così.

MATHIJSEN 6 – Il mistero, in questo caso, è la pronuncia. Ma i telecronisti della Rai ci proveranno a informarsi coi colleghi stranieri, prima di fare le cronache? O almeno potrebbero mettersi d’accordo tra di loro per adottare pronunce standard – l’equivalente delle norme redazionali in un giornale o in una casa editrice. Troppa fatica, però, certo. Tanto chi è che se ne andrà mai in giro a parlare di questo Mataisen o Matizen?

DE JONG 6,5 – Picchia, corre, riparte. La bella copia di Arevalo l’uruguagio, è uno dei mille centrocampisti del City sparsi in tutte le nazionali di questo Mondiale. Esce lui e l’Olanda comincia ad affondare.

VAN BOMMEL 5 – È un criminale, e come tale andrebbe trattato. Doveva essere espulso dopo un quarto d’ora, e invece continua a menare per tutti i centoventi minuti. Bastardo dentro, bastardo fuori, uno sguardo da fiammingo folle, non vorrei mai avere a che fare con lui per nessun motivo.

SNEIJDER 6 – Contratto. Inizio impalpabile, poi un po’ cresce, ma più in quantità che in qualità. L’assist a Robben, tuttavia, è una delizia. Spassoso il siparietto col placido Webb, che all’ennesima protesta plateale lo apostrofa con una sana violenza da ex poliziotto qual è. Se non t’azzitti, brutto nanerottolo, ti faccio fare la conoscenza della mia collezione di mazze ferrate. E lui, Sneijder, che abbassa la testa e alza le mani, per una volta domo. Che te frega dei Mondiali, Wes, dà più gusto vince’ con l’Inter.

ROBBEN 6 – Sarebbe da 7 se non sbagliasse quel gol. Davvero impensabile, per uno come lui. Per il resto, corre che è una scheggia, col pallone sempre attaccato al piede, ne servono sempre almeno due – ma spesso tre – per farlo rallentare. Moratti, me lo compri?

KUYT 5,5 – Il paradigma della fungibilità delle traduzioni. Caut? Coit? Cuit? Ciat? Ceit? Caet? Ciit? Chiit? Chi? Ieri, malino.

VAN PERSIE 5,5 – Un paio di spunti, ma tornerà lui tra un paio di mesi almeno. Peccato, che questo sa giocare a pallone come pochi.

ELIA 5 – Non la prende mai, o quasi mai. Sente la tensione, no?

BRAAFHEID S.V. – Anche se sul gol dov’era?

VAN DER VAART 4 – Altrimenti noto come Van der Vak. Giocatore ignobile, stavolta ci mette del suo anche il ct che lo fa entrare al posto di De Jong, cioè per giocare almeno trenta metri dietro a dove di solito giostra facendo già un bel po’ di danni. La goffa respinta che innesca Cesc in occasione del gol è un piccolo capolavoro. Ma sua madre, spagnola, sarà contenta così.

SPAGNA

CASILLAS 7 – A parte un’uscita a vuoto che Mathijsen quasi punisce, ai supplementari, fa il suo piuttosto bene. Ipnotizza due volte Robben, e alla fine mi sa che è l’unico portiere a non aver fatto papere in questo Mondiale. Bacia la fidanzata giornalista in diretta tv, pare che tutti i compagni abbiano provato a farlo in differita, con esiti alterni.

SERGIO RAMOS 6,5 – Sì, Mou, sulla fascia destra devi far giocare lui. Non avrà i piedi di Maicon, né il suo fisico portentoso, ma corre, si sbatte, penetra, tira, fa tutto. Si mangia un gol già fatto di testa, ma con quegli occhi appiccicati, così tipicamente spagnoli, forse ha qualche difficoltà a mettere a fuoco da vicino.

CAPDEVILA 6,5 – Dicono tutti che è l’unico operaio di questa Spagna, sicuramente è l’unico che non viene da Real o Barça. Per questo, c’è parecchio simpatico.

PIQUÈ 6 – Van Persie di questi tempi non è un cliente scomodo, più che altro deve raddoppiare su Robben. Il futuro.

PUYOL 5,5 – Robben lo sorpassa prendendogli tre metri in dieci metri, ma poi lo grazia non cadendo alla sua strattonata. E badate bene, non è una questione di velocità: è Cannayol che sbaglia il tempo dell’intervento. Poco sicuro, in generale. Sì, lo so, su di lui m’accanisco. Ma lasciatemi le mie debolezze, per altro fondate.

BUSQUETS 5 – Male. Trotterella, magro e querulo, sbagliando molto e arraffando poco. Un altro che non vorrei vedere con quella maglia addosso.

XABI ALONSO 5,5 – Male anche lui. Il pressing degli olandesi lo asfissia, lui che ha bisogno di tempo per far girare le sue lunghe gambone. Come si fa a preferirlo a Fabregas?

XAVI 6,5 – Intimorito e innervosito dalle botte degli avversari. Sarebbe da 6, ma la quantità di palloni giocati è così impressionante che non ce la faccio a non dargli quel mezzo voto in più. Quando studiavo (beh…) a Barcellona lui e Puyol avevano pressappoco la mia età, e qualcuno diceva di vederli ogni tanto in un locale fichetto del Raval che si chiamava Salsita. E ha proprio la faccia dell’Erasmus spagnolo. Insomma, giurerei di conoscerlo.

INIESTA 7 – Pure lui si mangia un gol, e prende un sacco di botte, anche se ha il vizio di lasciarsi cadere con troppa facilità – un vizio antico, non di ieri. Poi però segna il gol dell’apoteosi, e gli possiamo perdonare quella canottiera da tamarro. L’ho già detto che è il migliore centrocampista del mondo?

VILLA 5,5 – Triste, là davanti. Non è un caso che senza partire dalla fascia non gli riesca di segnare. Ma Del Bosque ha deciso così: niente pichichi del Mundial in solitario, però dubitiamo che al Guaje gliene freghi davvero qualcosa.

PEDRO 5 – Fastidiosa zanzara che stringi stringi non punge mai. Sarà utile per la sua velocità, però c’è di meglio.

JESUS NAVAS 7 – Questo è meglio, per esempio. Occhi di ghiaccio un po’ ottusi, faccia magra e zampe corte, mette sempre in difficoltà Gio VanBro e chiunque si ritrovi a passare dalle sue parti. Una delle chiavi della vittoria.

FABREGAS 7 – Si mangia un gol, ma cambia la partita. Smista, percuote, tira, e fa l’assist del gol-vittoria. Ma ci deve essere un perché, se cambiano i ct ma non cambia il suo ruolo di primo panchinaro del centrocampo più scintillante del globo.

TORRES S.V. – Si fa pure male. Fra qualche anno dirà che non l’ha mai sentito davvero suo, questo Mondiale.

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Vince la Spagna. Dico io.

Olanda o Spagna?

Qualcosa bisognerà pur dire. E oggi, non domani. Non perché stasera ci sia Uruguay-Germania, sia ben chiaro. La finale per il terzo posto non conta niente, e mi verrebbe pure da dire che non interessa a nessuno, ma se lo facessi mi sa che mi sbaglierei di grosso. Date un’occhiata al solito Calcionomica di Kuper e Skymanski, dove si spiega che i dati sull’audience delle finaline dei Mondiali rivelano un impensabile appeal. Già.

No, il qualcosa da dire, oggi e non domani perché domani è domenica e la gente ha di meglio da fare che perdere tempo su questo blog, dovrà riguardare la finale vera e propria. Vince la Spagna? Vince l’Olanda? Vince la Spagna. Perché è molto più forte, e perché contro la Germania ha fatto un’impressione molto migliore di quella fatta dall’Olanda contro l’Uruguay. Perché è una squadra in crescita, che due anni fa ha già vinto un Europeo e di conseguenza crede in se stessa, e con più giocatori abituati a sfide di questo livello. Perché la difesa olandese, lenta e legnosa, non ha alcuna possibilità di fermare le schegge che impazzano là davanti tra le furie rosse. E Robben? E Sneijder? E Van Persie? Certo, ci sono anche loro. Per questo spero in una bella partita: e state sicuri che se i tulipani vanno sotto si mettono a menare, a partire dal killer Van Bommel per arrivare al mini-isterico Senijder.

Vince la Spagna, infine, perché vincendo renderà felici decine di milioni di persone che festeggiando si divertiranno di più di quanto si divertirebbero gli olandesi se vincessero loro. Volete mettere taniche di folle e proletario calimocho contro barili di insipida birra gelata? Sono più simpatici, gli spagnoli, e quindi vinceranno. O ameno spero.

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Paul. Perdón, Pablo.

Il polpo ha scelto. Ancora Spagna.

Nella giornata del sacrosanto sciopero dei giornalisti per protestare contro la Legge Bavaglio, mi limito a qualche riga. Perché qualcuno dovrà pur darvela, la notizia. Il polpo Paul s’è pronunciato: vince la Spagna. Lo pensavo, Paul, giusto ieri sera mentre mi sorbivo un’insalata di polpo e seppia in un buon ristorantino alle soglie del centro di Perugia.  E vi devo confessare che l’idea di mangiare un potenziale aruspice, ancorché visciduccio e tentacolare, non m’ha entusiasmato.

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Provinciali e vincenti

El Payazo consola il panzerone.

Quindi il pallone sa ancora come si fa a girare. La correttezza e la rassegnata serenità con cui i tedeschi – tutti i tedeschi, dai giocatori all’allenatore ai dirigenti federali – hanno commentato il risultato dopo la partita mi dà l’impressione di essere diretta conseguenza di un’auto-anestesia che un intero popolo si è praticato per decenni in modo da evitare di apparire agli occhi del mondo troppo spaccone ed eventualmente pericoloso. Cazzo, dico io, era la semifinale di una Coppa del Mondo, volete farvi vedere un po’ più scossi, un po’ più delusi, un po’ più incattiviti? Ma loro no, niente. Non sia mai che poi gli altri pensino che siamo sul punto di incazzarci davvero. Comunque, non so se dovremmo davvero prendere esempio da loro, come hanno detto e continueranno a dire tutti i commentatori italiani. Su una cosa di certo hanno ragione: la Spagna ha meritato di vincere, non solo perché è più forte, come sapevano tutti da tempo, ma anche perché ha giocato meglio, il che a giudicare da quanto successo nelle ultime tre settimane non era così scontato.

Il fatto che il gol sia stato segnato dal più scarso e meno avvezzo a certi ruoli dei giocatori spagnoli, quel Cannavaro catalano che risponde al nome di Carles Puyol, dimostra che spesso nel calcio non sono gli eroi designati a recitare da protagonisti nei momenti chiave. E poi vorrei sottolineare un fatto piccolo e tenero, uno degli ultimi immortalati dalle telecamere nell’immediato dopo-partita sul terreno di gioco. A un certo punto, tra i giganti tedeschi piantati come totem antichi in mezzo al campo nell’atto di rimuginare sulla propria volontà di potenza disinnescata, è spuntato il piccolo David Villa, con su la sua felpetta anti-bronchite indossata subito dopo essere stato sostituito dal Niño Torres a pochi minuti dal novantesimo. Villa, probabilmente la maggiore stella di questi Mondiali, si è avvicinato al vecchio Miroslav Klose, cannoniere di razza che ha segnato parecchio anche in Sudafrica, e ha bussato alla sua spalla, da sotto. «La camiseta», gli ha detto. La maglia. Il germano-polacco ci ha messo un po’ a capire, ancora immerso nei suoi rimpianti, poi gli ha fatto intendere che era meglio praticarlo una volta dentro gli spogliatoi, lo scambio. Forse avrà un tatuaggio poco edificante da nascondere, forse non voleva pigliare freddo. Comunque el Guaje non se l’è presa più di tanto, ha annuito e s’è rassegnato a rinviare lo spogliarello a dopo. Di tenero, in questo gesto, c’è tutta l’allegria un po’ provinciale di un popolo, come quello spagnolo, che sta imparando solo adesso a sentirsi davvero grande. Il provincialismo del giovane eroe, forse il più forte in questo momento, che va a chiedere un omaggio al vecchio guerriero – e peraltro un guerriero che eroe non lo è mai stato, che a tanto non è mai arrivato. Insomma, evviva gli spagnoli, evviva la provincia ed evviva chi sa giocare a pallone.

GERMANIA

NEUER 6,5 – Sicuro, enorme, una faccia da bambino paffuto che ancora non ha preso le misure alla popolarità. Non lo mitragliano, ma infonde comunque fiducia ai compagni. Più nuovo di così si muore.

LAHM 6 – Soldatino diligente, imbruttito dal tempo.

BOATENG 5 – Il fratello scarso dei due. L’ha preso Mancini per il suo City, ma a me sembra un po’ rozzo. Fa fatica a contenere Sergio Ramos, che non è esattamente Garrincha, quando lo sostituiscono ci rimane molto male, e fa un po’ tenerezza. Ma almeno esce sullo 0-0, potrà dire che lui questa semifinale non l’ha mai persa.

MERTESACKER 5,5 – Dà sempre l’impressione di essere sul punto di perdersi, e i nanerottoli spagnoli gli fanno girare la testa più di una volta. Il granatiere germanico è l’anello debole.

FRIEDRICH 6 – Passo lento, barba incolta, pensoso, ha fatto un buon Mondiale. E sembra un bravo ragazzo.

KHEDIRA 6 – Che dire di Khedira. Peggio di altre volte, ma è un incontrista tosto che all’occorrenza sa anche intuire i tempi per l’inserimento. Bruno come un maghrebino, alto come un tedesco.

SCHWEINSTEIGER 6 – Una delle sorprese non dei Mondiali ma della stagione, in questo suo nuovo ruolo di playmaker d’acciaio. Compensa la sua bruttezza clamorosa con una certa dose di classe. Dopo il fischio finale deve avere avuto un mezzo coccolone.

TROCHOWSKI 5,5 – Pure lui esce mica tanto contento. Presto ribattezzato Tracagnoschi dai più, e sicuramente da me, ovviamente fa rimpiangere Mueller ma non combina troppi danni. Il polacco più scarso.

PODOLSKI 5 – Da un polacco all’altro, e questo ieri ha deluso parecchio. Per una serata è stato quello del Bayern e del Colonia: indolente e inconcludente, sfiatato e sterile.

OZIL 5 – Prima o poi gli cadranno giù dalle orbite, quegli occhi. Il Maspero turco-alemanno giochicchia col pallone, si nasconde per settantacinque minuti e prova a rivitalizzare la squadra per quindici, senza riuscirci. Troppo lento, non sarà mai una stella, date retta. Se lo fanno giocare venti metri più dietro potrà rendersi utile, ma fenomeno no, non lo è.

KLOSE 5,5 – L’ultima occasione di vincere un Mondiale se ne va così, senza quasi nemmeno lottare. Povero Miro, c’è andato sempre vicino, e ha pure fatto un sacco di gol. Non è servito. Con quel suo muso da topolone. Il polacco più triste.

JANSEN, KROOS, GOMEZ S.V. – Sì, ok, qualcosa si potrebbe dire. Ma quanto volete che scriva?

SPAGNA

CASILLAS 6,5 - Checché se ne dica è un portiere modesto, ma ieri ha fatto il suo. Non che i teutoni lo abbiano sollecitato troppo, badate bene. Azzecca le uscite, ed è già qualcosa. Sulla Gazzetta lo hanno messo tra i candidati al Pallone d’Oro. Deliranti.

SERGIO RAMOS 6,5 – Spinge spinge, il cavallone andaluso. I piedi sono quel che sono, ma la mia speranza è che i dirigenti del Real si lascino abbindolare e decidano di farlo giocare sulla fascia anche quest’anno, lasciandoci Maicon. Eh?

CAPDEVILA 6 – Senza infamia e senza lode, fa il suo e non si dà troppe arie. Unico rappresentante del calcio di seconda fascia, il solo a non far parte della colonia madridista o barcellonista. Va tutelato.

PIQUÈ 6 – Non li sta giocando ai suoi livelli, questi Mondiali. Ma da qui a dire che è scarso, come ha fatto ieri sera Righetti in televisione, ce ne corre. Al di là del fatto che mi ricorda un mio buon amico mezzo italiano e mezzo brasiliano, questo qua è un difensore di classe. Non sarà un fulmine di guerra, ma è forte. Poi, certo. Stare senza Ibra per un mese intero è dura. Ma poi ci si fa l’abitudine, Gerard. Garantisco io.

PUYOL 6,5 – Gli devo dare questo voto perché segna il gol decisivo. Un bel gol, oltretutto. Ma dietro è un disastro. Cannayol, tutta scena e molte vaccate, in un paio di occasioni rischia di spalancare la via della porta agli svuotati attaccanti tedeschi. Ha gli stessi capelli da pagliaccio di quella volta che con una scena plateale fece espellere il Chino sotto i miei occhi al Camp Nou, giusto un po’ più mosci. Lo odio.

BUSQUETS 6 – Scarso. Ma meglio di lui, là in mezzo, la Spagna non ha. Un altro che s’è cimentato in una squallida sceneggiata contro l’Inter.

XABI ALONSO 7 – Allora, dovete sapere una cosa. Questo fa parte di quel genere di centrocampisti che io detesto. Tecnico ma non sempre preciso, e lentissimo. Tuttavia, ieri ha giocato una gran partita. S’è addormentato su qualche pallone, ma meno del solito, e ne ha smistati parecchi con una certa intelligenza. Mi tocca essere onesto.

XAVI 8 – Splendido giocatore, stoppa la palla e già ha fregato mezza squadra avversaria. Idee fulminee e fulminanti, vede angoli invisibili, indovina spazi apparentemente impercorribili. Chapeau.

INIESTA 7,5 – Come sopra, o quasi. Non è un marchingegno a orologeria alla stregua del compagno del Barça, ma è più svelto e sa far più male palla al piede. Per me è immenso, ora come ora, al netto dell’infortunio che ne ha condizionato tutta la stagione, e pure il Mondiale, il centrocampista più forte del mondo.

PEDRO 6 – Un altro giocatore che non amo. Fa un primo quarto d’ora al fulmicotone, poi in pratica sparisce fino a quando non spreca, per eccesso colpevolissimo di egoismo, il facile raddoppio. Fastidioso.

VILLA 6,5 – Pochi spazi, stavolta, lo fanno giocare da centravanti puro e lui da centravanti puro non rende al massimo. Chissà se almeno Augusto De Megni s’è accorto di essere uguale a lui.

TORRES, MARCHENA, SILVA S.V. – Basta così, davvero.

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Zigomi e rimpianti

Di autogol in autogol, Sneijder è capocannoniere.

M’è stato piuttosto chiaro fin dall’inizio, per chi avrei tifato – questa inarginabile necessità di stare con gli sconfitti presunti, ai Mondiali. Presunti ed effettivi, stavolta come quasi sempre. Con merito? Tutto sommato forse sì. Perché l’Olanda, l’avevo detto, ha più talento, anche se ieri ad influire di più è stato il fattore fortuna. Insomma, l’Olanda è più forte, quindi è giusto che in finale ci sia lei e non l’Uruguay. Ma sarà poi vero? Mica lo so. Onore agli uruguagi, nobili del pallone che si riaffacciavano alla ribalta massima dopo decenni di lenta agonia. Se ci fosse stato il Chino, dico io, se a un quarto d’ora dalla fine fosse entrato lui anziché el Loco Abreu, forse staremmo qui a parlare di un altro miracolo. E invece no. Invece peccato, perché l’Uruguay li ha imbrigliati, ai mezzi fuoriclasse olandesi, ha riempito il campo con sagacia e compattezza, ha concesso poche occasioni e ha forse peccato solo nel non voler spingere troppo sull’acceleratore quando gli avversari sembravano un po’ alle corde, all’inizio del secondo tempo. Peccato, ma alla fin fine, talento o non talento, Tabarez è stato condannato da un gol, quello di Snejider, in netto fuorigioco. Dicevano che era bravo, questo uzbeco, ma ieri ha preso più di un abbaglio, o almeno non ha saputo rimediare a quelli dei suoi assistenti.

Ora, do i voti.

OLANDA

STEKELENBURG 4 – Sì, forse questo Jabulani ha veramente qualcosa che non va. Ma il gol di Forlan è una papera colossale. Questo spilungone con lo sguardo ottuso, dopo la buona prova col Brasile, rischia di far affondare la nave. Sul secondo gol vede partire in ritardo la palla, è sempre colpevole, ma meno.

BOHLAROUZ 5,5 – Soffre parecchio Alvaro Pereira, ma d’altronde che è uno legnoso lo sapevamo bene. Sull’1-1 rischia di mandare in porta Cavani con un retropassaggio scellerato, ma la colpa era di Heitinga che gli aveva passato una palla ignobile. Alla fin fine, pochi danni.

VAN BROONCKHOST 6 – Gol trovato, con un tiro più lento che preciso. Poi, senza infamia e senza lode.

HEITINGA 5,5 – In continua apprensione, anche se il Forlan che si ritrova a marcare è un fantasma. Abbastanza scarso: uno dei punti deboli di quest’Olanda.

MATHIJSEN 6,5 – Per essere il migliore della difesa degli oranje non bisogna essere un fenomeno. Capelli tristi sulla fronte.

DE ZEEUW 6 – Prende una scarpata micidiale sui denti, ne esce vivo ma con due labbra che sembrano canotti. Un tempo solo, con molta legna fatta e pochi fronzoli.

VAN BOMMEL 5 – Un giocatore che personalmente ritengo davvero modesto. Lentissimo, cattivo, a certi ritmi sbaglia molto e rischia di far danni. E poi, una gran faccia da cazzo.

SNEIJDER 6,5 – Trotterella isterico, come sempre. Buone geometrie, più oblique che verticali, e il solito autogol che lo fa arrivare a quota cinque nella classifica marcatori di questo Mondiale. Il mezzo voto in più è proprio perché in un modo o nell’altro lui c’entra sempre.

ROBBEN 6,5 – Anche lui senza il gol, il più bello della partita, sarebbe da sei. Ma si inventa questo colpo di testa da centravanti puro che riabilita una prestazione fatta di qualche folata e molte pause. Comunque, è il più forte dei suoi.

KUYT 6,5 – Come d’abitudine, lavora nell’ombra, con molto costrutto. Poi tira fuori il cross del 3-1. Bravo.

VAN PERSIE 5,5 – Come tocca il pallone è un piacere per gli occhi. Ma raramente, in Sudafrica, riesce anche a combinare qualcosa di utile. Ieri, per esempio, ha fatto l’“assist” per Sneijder, per poi provare a metterci la zampa sul tiro dell’interista sporcato da un difensore. Era nettamente in fuorigioco, e il gol da annullare.

VAN DER VAART 5 – Per l’amor del cielo. Entra lui ed esce l’Olanda. Non so perché, ma mi ricorda il peggior Del Piero.

ELIA s.v. - È fortissimo, ma ieri non ha fatto in tempo a dimostrarlo.

URUGUAY

MUSLERA 4 – No. Non quel gol. A Musle’, andava a due all’ora. Non è adatto.

M.PEREIRA 6 – Soffre un po’ con Kuyt, ma si fa sempre valere, e si toglie anche la soddisfazione di segnare il gol che ci regala due minuti di piccolo delirio.

CACERES 5 – L’odioso e reazionario Bartoletti si accanisce su di lui al termine della partita: “Almeno abbiamo scongiurato il rischio di vedere Caceres sollevare la Coppa del Mondo”. Ma vattene. Comunque, con Robben son dolori dall’inizio alla fine. Meglio in fase di spinta. Non sarà mica una mezz’ala?

GODIN 5,5 – Si fa fregare malamente da Robben sul 3-1. Per il resto, elegante ma un po’ compassato.

VICTORINO  6 – Ha la stessa barbetta che avevo a diciotto anni, non posso non volergli bene. E nel complesso non se la cava male.

AREVALO 6,5 – Morde le caviglie a tutti, con quel suo fisico ignobile che sembra un supplì. Un po’ genio della lampada, ma forse è il cantante degli Aqua riciclatosi mediano sudamericano.

GARGANO 6 – Alto circa la metà della media degli olandesi, frulla di qua e di là, e a forza di frullare sbaglia qualcosa di troppo. Ma è una delle chiavi tattiche, azzeccate, di Tabarez.

A.PEREIRA 6,5 – Forse il migliore dei suoi. Veloce, tosto, sempre pericoloso.

PEREZ 6 – M’aveva fatto una bella impressione contro la Corea del Sud, ieri molto lavoro sporco. Comunque, un discreto giocatore.

CAVANI 6,5 – Molto bene fino al 3-1, poi scompare. Corre bene e sempre, piedi buoni ma non buonissimi, continuo a non capire che razza di attaccante sia e questo mi intriga molto. Ma chissà se prima o poi quegli zigomi non gli usciranno dalla pelle.

FORLAN 5 – La grande delusione della partita. Segna l’1-1, è vero, ma con pochi meriti davvero. Per il resto, non ne azzecca una. O stava male, o ha sentito troppo la responsabilità. Male.

ABREU, S.FERNANDEZ – s.v.

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Chi perde, chi vince

Meglio io o il polpo Paul? Ce lo sapremo ridire.

Ancora pronostici. In breve, of course.

Olanda-Uruguay. Già detto, è la semifinale che non t’aspetti. Molte favorite sono cadute lungo il tragitto per Città del Capo, e il risultato è questa sfida tra due Paesi piccoli e poco – o non più – abituati a certi palcoscenici. L’Olanda è più forte, naturalmente, molto più forte. Fin ora ha giocato quasi sempre male, fa eccezione solo il secondo tempo contro il Brasile nei quarti, e forse proprio da qui nascono le migliori aspettative per questo rush finale. Una volta gli olandesi davano spettacolo e perdevano. Ora paiono provare a rivoltare la loro identità. Il loro problema è che di solito per vincere giocando male serve una grande difesa, e invece la loro difesa è proprio scarsa. Forlan può far male, gli altri mastini uruguagi sparsi in mezzo al campo venderanno cara la pelle. Sarà una bella partita, peccato solo che la Celeste debba fare a meno di Suarez, l’eroe immolatosi per amor di patria nella pazzesca partita col Ghana, uno che tra l’altro gioca proprio in Olanda, con l’Ajax. A proposito, ma avete sentito chi parla di scorrettezza etica dell’attaccante per aver salvato di mano sulla linea il colpo di testa dell’avversario? Ma stiamo scherzando? Scomodare l’etica di fronte a una fattispecie così chiaramente regolata è da analfabeti del pallone: rigore, espulsione e squalifica, che toccava fargli, di più? Menargli? Insomma, non lo so chi vince, e tutto sommato non so neanche chi tifare. Ve lo dirò domani.

Spagna-Germania. La rivincita della finale europea di due anni fa, e mi piacerebbe molto che finisse allo stesso modo. Ma stavolta sarà una partita diversa, e sarà una partita diversa per merito della Germania, che rispetto ad allora è tutta un’altra squadra. La Spagna, invece, è praticamente la stessa, fatto salvo per il vecchio Marcos Senna sostituito in mezzo al campo dall’acerbo e incerto Busquets. Le due compagini sono arrivate a questo scontro in modi diversissimi e inaspettati: giocando benissimo i tedeschi, melmosamente gli spagnoli. Io sulle chiavi tattiche possibili mi sono già espresso e non voglio né ripetermi né annoiarvi, dico solo che in teoria la Germania è l’avversario ideale per la Spagna e la Spagna è l’esatto contrario dell’avversario ideale per la Germania. La mia preferita, quindi, è anche la mia favorita. Forse l’ultima grande partita di questo Mondiale avaro di soddisfazioni.

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